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Fibrillazione atriale

Patologia

La fibrillazione atriale è la forma più frequente di aritmia cardiaca. È provocata da un’attività elettrica anomala negli atri del cuore, che determina la loro fibrillazione. Si presenta come una tachiaritmia, ovvero con una frequenza cardiaca spesso aumentata. Può essere parossistica (durata inferiore a sette giorni) oppure persistente (durata superiore a sette giorni). A causa dell’irregolarità del ritmo, il flusso di sangue nel cuore diventa turbolento, con un’elevata probabilità di formazione di un trombo (coagulo di sangue), che può successivamente staccarsi e provocare un ictus.¹

I pazienti con FA possono manifestare diversi sintomi e una ridotta qualità della vita. I sintomi associati alla patologia sono:²

• palpitazioni
• fiato corto
• fatica
• dolore al petto
• vertigini
• ridotta capacità di esercizio
• svenimento
• ansia
• umore depresso
• sonno disturbato

Le donne con FA sembrano essere più sintomatiche e presentare una qualità della vita peggiore.²

Possono inoltre insorgere complicanze più gravi, come ictus e insufficienza cardiaca, che si verifica in circa il 50% dei pazienti affetti da questa condizione, oltre ad altri eventi tromboembolici. Tra questi rientrano il danno cerebrale subclinico (che può favorire la comparsa di demenza vascolare) e la tromboembolia che può interessare altri organi, tutti fattori associati a un aumento del rischio di mortalità correlata alla FA.²

Epidemiologia e fattori di rischio

La prevalenza della fibrillazione atriale è in costante crescita a livello globale. Si prevede che il numero di persone affette da fibrillazione atriale raddoppierà o triplicherà entro il 2050. Sebbene la prevalenza mondiale sia pari a circa l’1%, la condizione interessa circa il 9% degli individui con età superiore ai 75 anni. All’età di 80 anni, il rischio di sviluppare fibrillazione atriale nel corso della vita raggiunge il 22%; la prevalenza, infatti, tende generalmente ad aumentare con l’avanzare dell’età.¹

I fattori di rischio per la fibrillazione atriale comprendono età avanzata, ipertensione, patologie cardiache e polmonari preesistenti, cardiopatie congenite, aumento del consumo di alcol, predisposizione genetica, disturbi neurologici come emorragia subaracnoidea o ictus, stress emodinamico legato a malattia della valvola mitrale o tricuspide, disfunzione ventricolare sinistra, embolia polmonare, apnea notturna ostruttiva e condizioni infiammatorie come miocardite e pericardite.¹

Qualsiasi condizione che determini infiammazione, stress, danno o ischemia a carico dell’anatomia cardiaca può favorire lo sviluppo della fibrillazione atriale.¹

Le Linee Guida ESC 2024 per la gestione della FA sono state recentemente aggiornate con l’obiettivo di evolvere gli approcci precedenti e definire principi di gestione che ne facilitino l’implementazione, migliorando così l’assistenza e la qualità di vita dei pazienti. La gestione della FA centrata sul paziente richiede un’integrazione completa di tutti gli aspetti, inclusi il controllo dei sintomi, le raccomandazioni sullo stile di vita, il supporto psicosociale e la gestione delle comorbilità, insieme a un trattamento medico ottimale basato su farmacoterapia, cardioversione e ablazione interventistica o chirurgica. Sono stati pertanto definiti i principali pilastri di un approccio patient-centered per la gestione della FA:²

La gestione delle comorbilità è fondamentale anche per il successo degli altri aspetti dell’assistenza ai pazienti con FA, con evidenze disponibili per ipertensione, insufficienza cardiaca, diabete mellito, obesità e apnea notturna, insieme a modifiche dello stile di vita mirate a incrementare l’attività fisica e a ridurre il consumo di alcolici.²

Impatto sulla qualità di vita

Diversi studi hanno evidenziato che il peso della FA e delle sue complicanze riduce la qualità di vita correlata alla salute (HRQoL) e che le opzioni terapeutiche disponibili possono determinare miglioramenti. Sintomi e qualità di vita variano da paziente a paziente; anche eventi clinici come ospedalizzazioni per scompenso cardiaco, ictus ed emorragia sono stati associati a un temporaneo peggioramento della qualità di vita correlata alla salute (HRQoL), ma i pazienti sopravvissuti sono tornati ai livelli precedenti all’evento dopo 1-4 anni.³

Bibliografia:

  1. Z. Nesheiwat, A. Goyal, M. Jagtap. Atrial Fibrillation. 2023
  2. 2024 ESC Guidelines for the management of atrial fibrillation developed in collaboration with the European Association for Cardio-Thoracic Surgery (EACTS)
  3. Foster-Witassek et al. Longitudinal Changes in Health-Related Quality of Life in Patients With Atrial Fibrillation. J Am Heart Assoc. 2023
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