Quando il mal di testa cambia il ritmo della giornata¹
I disturbi cefalalgici sono tra le patologie più comuni del sistema nervoso.¹
Nel 2021, l’emicrania si è classificata al terzo posto tra le patologie neurologiche che contribuiscono maggiormente al carico complessivo di malattia, misurato in anni di vita persi a causa di disabilità (DALY) standardizzati per età.¹
I disturbi cefalalgici, caratterizzati da episodi ricorrenti di mal di testa, sono associati a un importante impatto personale e sociale in termini di dolore, disabilità, peggioramento della qualità della vita e costi economici.¹
A livello mondiale, solo una minoranza delle persone affette da cefalea riceve una diagnosi e un trattamento adeguati da parte di un operatore sanitario. Per questo motivo il mal di testa continua a essere una condizione spesso sottovalutata, poco riconosciuta e insufficientemente trattata.¹
Patologia
Tra le forme più comuni di mal di testa troviamo:
Emicrania senza aura – È una cefalea primaria ricorrente che dura generalmente da 4 a 72 ore ed è caratterizzata da dolore unilaterale, pulsante, di intensità moderata o severa, aggravato dall’attività fisica e spesso associato a nausea, fotofobia e/o fonofobia. L’emicrania compare più frequentemente durante la pubertà e interessa soprattutto soggetti tra i 35 e i 45 anni. È più frequente nelle donne, probabilmente per l’influenza degli ormoni sessuali. Circa il 60% delle donne emicraniche riferisce un aumento della frequenza degli attacchi durante il periodo mestruale. Nei bambini gli episodi sono generalmente più brevi e spesso accompagnati da sintomi addominali. Gli attacchi possono durare da poche ore fino a diversi giorni e compromettere significativamente le attività quotidiane.¹˒²˒³
Emicrania con aura – È caratterizzata da episodi ricorrenti di sintomi neurologici completamente reversibili, prevalentemente visivi ma anche sensitivi o del linguaggio, che si sviluppano gradualmente e sono generalmente seguiti dalla cefalea. L’aura visiva rappresenta la forma più frequente ed è presente in oltre il 90% dei pazienti con emicrania con aura. Sono descritte anche forme meno comuni, quali l’emicrania con aura del tronco encefalico, l’emicrania emiplegica familiare o sporadica e l’emicrania retinica. Molti pazienti presentano sia attacchi con aura sia senza aura.¹˒²
Emicrania cronica – È definita dalla presenza di cefalea per almeno 15 giorni al mese per oltre tre mesi, con caratteristiche emicraniche in almeno otto giorni al mese.²
Cefalea tensiva – È la forma più frequente di cefalea primaria. Si manifesta con una sensazione di pressione o costrizione, spesso descritta come una fascia che avvolge la testa e che può irradiarsi al collo. Può essere correlata allo stress o a disturbi muscoloscheletrici del rachide cervicale. Colpisce più frequentemente le donne e può presentarsi in forma episodica o cronica. Gli episodi durano generalmente alcune ore, ma possono protrarsi per diversi giorni.¹
Cefalea a grappolo – È una cefalea primaria caratterizzata da attacchi molto intensi, di breve durata ma ripetuti anche più volte al giorno. Il dolore è generalmente localizzato attorno a un occhio ed è associato a lacrimazione, arrossamento oculare, congestione nasale, rinorrea e ptosi palpebrale.¹
Cefalea da abuso di farmaci – È una cefalea secondaria dovuta all’uso cronico ed eccessivo di farmaci sintomatici per il mal di testa. È la forma più comune di cefalea secondaria e colpisce soprattutto le donne. Il dolore è generalmente quotidiano, persistente, oppressivo e spesso più intenso al risveglio.¹
Epidemiologia e fattori di rischio¹˒⁴
A livello globale, i disturbi cefalalgici hanno interessato circa il 40% della popolazione mondiale, pari a oltre 3 miliardi di persone nel 2021, risultando più frequenti nelle donne rispetto agli uomini. Sono tra le tre patologie neurologiche più diffuse in quasi tutte le fasce di età, dai 5 agli 80 anni.¹
L’emicrania è influenzata da numerosi fattori scatenanti, che variano da individuo a individuo.⁴ Tra i principali si riconoscono:
- Eventi stressanti, come scadenze lavorative, colloqui, matrimonio, nascita di un figlio, lutti o divorzio. Anche uno sforzo fisico intenso o il rilassamento successivo a un periodo di forte stress (la cosiddetta emicrania del weekend) possono favorire gli attacchi.
- Alimenti, bevande e farmaci, in presenza di intolleranze, digiuno prolungato, eccessi alimentari o sospensione improvvisa della caffeina. Anche alcuni farmaci utilizzati per patologie cardiovascolari possono favorire la comparsa di cefalea.
- Variazioni ambientali, quali cambiamenti climatici improvvisi, vento caldo e secco (scirocco), esposizione ad alta quota, freddo o caldo intenso, inquinamento atmosferico, fumo di sigaretta, rumori intensi, odori pungenti, luce intensa o uso prolungato di dispositivi elettronici.
- Alterazioni del sonno, sia per riduzione sia per eccesso delle ore di riposo, o per alterazioni del ritmo sonno-veglia.
- Fattori muscolari, come dolore cervicale, traumi o posture scorrette mantenute a lungo.
- Fattori ormonali, in particolare le variazioni degli estrogeni durante il ciclo mestruale, l’ovulazione, la terapia contraccettiva o la terapia ormonale sostitutiva.
Impatto sulla qualità di vita¹
Il mal di testa non è soltanto un sintomo doloroso, ma rappresenta una condizione altamente invalidante. Secondo le stime sanitarie globali del 2021, l’emicrania è risultata la terza causa di anni di vita persi a causa di disabilità (DALY) nel mondo, dopo l’ictus e l’encefalopatia neonatale.¹
I disturbi cefalalgici comportano un importante carico personale, familiare, sociale ed economico. Gli episodi ricorrenti e la costante preoccupazione per la comparsa di nuovi attacchi possono compromettere il lavoro, la vita sociale e le relazioni familiari. Inoltre, convivere con una cefalea cronica può favorire lo sviluppo di altre condizioni, tra cui ansia e depressione, significativamente più frequenti nelle persone con emicrania rispetto alla popolazione generale.¹
Bibliografia
- World Health Organization. Headache disorders. Aggiornamento 2024.
- Headache Classification Committee of the International Headache Society (IHS). The International Classification of Headache Disorders, 3rd edition.
- Elizabeth W. Loder. Menstrual Migraine: Pathophysiology, Diagnosis, and Impact. Headache. 2006;46(Suppl 2):S56–S63.
- La cefalea: conoscerla per curarla. Volume informativo realizzato nell’ambito del Progetto Cefalee Lombardia, ANIRCEF.